
Chi è Qbì
Dietro e dentro a Qbì ci sono io, Serena, un’appassionata di cibo buono e artigianato in tutte le sue forme.
Negli anni ho sviluppato una sempre maggior sensibilità alle tematiche ambientali e mi sono ritrovata a rendere parte della mia quotidianità piccole scelte e gesti concreti perché la mia vita fosse più sostenibile.
Niente di estremo, un passo alla volta.
Un percorso che mi ha fatto desiderare di allargare le mie scelte personali e renderle condivisibili, percorribili anche da altri.
Cercando una forma concreta, ha trovato spazio l’idea del negozio di sfuso. Un sogno all’inizio, poi un progetto, ed ora realtà.
Una scelta che sostiene la responsabilità condivisa e ci aiuta ad essere insieme più sostenibili.
Basi, valori, scelte importanti.
La scelta di ogni prodotto, è una scelta personale ma condivisa.
Scelgo personalmente le piccole-medie aziende con cui stringere collaborazioni e portare i loro prodotti nel mio negozio.
È bellissimo e coinvolgente il momento della ricerca perché passa soprattutto tramite sano passaparola e conoscenze dirette.
È qualcosa di piccolo, partito da me per poi diramarsi naturalmente.
Mangiare consapevolmente.
L’introduzione al GAS (Gruppo Acquisto Solidale) di paese mi ha dato una buona spinta: conoscere
personalmente chi produce frutta e verdura, chi alleva galline ovaiole all’aperto, chi alleva-macella-vende carne di maiale, mucca e pollo e te la confeziona è un valore aggiunto. Sei più sicuro perché ti è chiaro la filiera e i passaggi che quel cibo ha fatto per arrivare sulla tua tavola.
Da lì, con una buona dose di passione ed amore per il cibo, è un attimo attivarsi a conoscere aziende agricole della zona e spaziare.
Perché ho pensato di aprire un negozio di sfuso.
Le motivazioni principali che mi hanno spinta a fare questo passo sono due:
ridurre al minimo gli imballaggi usa e getta, soprattutto di plastica, e sapere da dove arriva ciò che mangio (filiera corta e controllata).
Volevo poter offrire questo servizio agli altri.
La mia non è una guerra alla plastica. È una ricerca di soluzioni il meno impattanti possibile, per contrastare e diminuire drasticamente l’usa e getta nel quotidiano.
Senza strafare, senza diventare maniacali, ma provandoci il più possibile per far diventare questi piccoli gesti parte della quotidianità, senza stress.
Un aiuto, e un importante spunto, è arrivato da libri che parlavano delle 4R.
1° R
Rifiutare
la sportina al supermercato, perché hai già la tua in borsa;
la cannuccia, se puoi bere comodamente dal bicchiere;
le posate di plastica, se sei spesso a pranzo fuori, perché avrai un minikit composto da forchetta, coltello e tovagliolo in borsa;
la bustina della farmacia;
la copia cartacea del bancomat…
Partire dalle piccole cose quotidiane, senza che diventino una mania.
2° R
Ridurre
gli acquisti: acquistare meno, ma meglio;
gli imballaggi, quindi acquistare sfuso;
l’uso dell’automobile, chiedendosi “posso andarci in bicicletta”?
3° R
Riutilizzare
i sacchetti di carta puliti dove hai acquistato lo sfuso;
i contenitori riutilizzabili, sostituendoli a quelli usa e getta, per trasportare cibi anche a cene, pranzi e compleanni;
il contenitore per il sapone, ricaricandolo;
il lato non stampato dei fogli;
i cartoni da imballaggi…
4° R
Riciclare
tutto ciò che non si è potuto rifiutare, ridurre e riutilizzare.
“A ogni nuovo acquisto si dovrebbe prendere in considerazione l’intero ciclo di vita di quel prodotto, compresa la sua riciclabilità”




